Territorio

Canneto Pavese si estende in una fascia collinare a cavallo tra la Valle Versa e la Valle Scuropasso ad altitudini comprese tra 120 e 280 metri s.l.m.. La superficie totale è di 581 ettari, 461 dei quali coltivati a vite. Canneto Pavese, città internazionale della vite e del vino, ha una lunghissima tradizione viticola e vinicola. Lo stesso nome del paese, adottato formalmente nel 1886, è legato alla coltivazione della vite: l’origine del nome Canneto sarebbe legata al fatto che il vino della zona era conosciuto con il nome di “vino di canneto”, perché i viticoltori utilizzavano canne per sostenere le vigne. Canneto Pavese ha origini molto antiche. Le prime citazioni storiche risalgono infatti a poco dopo l’anno 1000. Il Comune si ritrova descritto come “Montù de’ Gabbi” dal nome dei signori locali. Intorno al XV secolo passò ai Visconti, poi agli Sforza, ai Valperga e infine ai Candiani. Nella frazione Montué sorgeva uno splendido castello, eretto intorno al 1000 e leggenda vuole che fosse dotato di 365 finestre, una per ogni giorno dell’anno. Nel 1818 vi soggiornò Carolina Amalia Brunswick-Wolfenbüttel, moglie del principe del Galles. Ai primi del Novecento, purtroppo, il castello venne smantellato e oggi rimangono solo poche rovine. I nostri vigneti sono tutti disposti sulla prima fascia collinare delle zone preappenniniche che si affacciano sulla Pianura Padana. Tutti gli impianti sono a Guyot e la potatura è povera: si lasciano cioè solo uno o due capi a frutto, affinché la pianta concentri nei pochi grappoli rimasti tutte le sostanze nutritive, elevandone così la qualità. Le vigne sono ripide e ben esposte. I vitigni sono quelli tipici dell’Oltrepò Pavese: Croatina, Barbera, Uva rara, Riesling italico e Renano, Moscato, Pinot nero e da poco Chardonnay. Ogni appezzamento presenta particolarità geologiche e microclimatiche tali da favorire la miglior maturazione di questa o quell’uva e quindi la nascita di questo o quel vino. La Famiglia Fiamberti è proprietaria di alcune vigne da generazioni e questa esperienza ha insegnato il miglior connubio terroir-vitigno, facendo di fatto nascere dei veri e propri Cru: la Vigna Solenga, che antichi documenti dimostrano di proprietà della famiglia già nel 1700, è stata ampliata nel corso delle generazioni ed è ora la culla in cui nascono le uve da invecchiamento del Buttafuoco Storico. Altro Cru è il Bricco della Sacca, vigna storica, deputata alla creazione del vivace Bonarda, uno dei figli prediletti dell’Oltrepò Pavese. Infine, la Vigna Costa Paradiso, nella quale gli sbalzi termici e le dolci terre generano le uve che diverranno il delicato Sangue di Giuda.